
Mi hanno detto: «Che bello Melina, andiamo tutti a Torino al Salone del gusto».
A me la parola “gusto” suona bene, ho capito che ha a che fare col cibo e allora ok, mi sono detta, ficata: sarà un posto pieno di cibo! La gente lascia sempre cadere gli avanzi per terra (perché su Rawalpindi non ci si può assolutamente contare), ho buone probabilità di assaporare finalmente qualcosa di diverso dalla crocchetta disidratata.
Invece no.
Arrivati a Torino, mi è stato subito chiarito che dovevo passare il pomeriggio alla pensione perché al Salone i cagnolini non possono entrare... come al solito.
Rawalpindi ha assaggiato qui e là, fave di cacao, sangue di maiale, totani fritti, miele del deserto. Aber ha raccontato di favolose spezie libanesi (glie le lascio tutte).
In poche parole si sono assaggiati tutti i presidi di Terra Madre.
Chissà se esiste anche il presidio del serpente cambogiano... oppure Slow Food protegge solo cibi che piacciono agli esseri umani occidentali? Mah...
Io mi sono rifatta costringendo Rawalpindi ad un'ispezione di tutte le pipì torinesi nei dintorni di Porta Nuova. Per certe cose sono vittima dell'esotismo.
Quello è stato il mio Salone del Gusto.